Hackerati dati utenti Uber: la società ammette la volazione

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Hackerati dati utenti Uber: per oltre un anno la società ha tenuto nascosto di aver subito l’hackeraggio dei dati di 57 milioni di utenti nel mondo, di cui 600 mila conducenti, e avrebbe preferito pagare un riscatto di 100 mila dollari agli autori del maxi furto per evitare che divulgassero la notizia. Quando avvenne l’intrusione Uber era nei guai per un altro caso: stava negoziando con le autorità Usa che stavano indagando su accuse di violazione della privacy. Uber ammette ora che all’epoca avrebbe dovuto denunciare il furto dei dati.

Hackerati dati utenti Uber: l’ammissione dell’amministratore delegato

L’Amministratore delegato Dara Khosrowshahi ha ammesso la grave violazione dei propri database e ha sostenuto di aver saputo dell’incidente solo “recentemente”. In particolare sono stati hackerati i nomi, le email e i numeri di telefono degli utenti, oltre ai numeri di patente dei conducenti. Sulla base di accertamenti esterni, ha spiegato Uber, i numeri della carte di credito e dei conti bancari, i numeri della sicurezza sociale (l’equivalente del nostro codice fiscale con il quale negli Stati Uniti si può rubare l’identità di una persona) e le date di nascita degli utenti non sarebbero stati piratati. Lo stesso dicasi per i percorsi dei viaggi.

Le rassicurazioni della società

L’Amministratore delegato garantisce inoltre che la società ha “messo in atto delle misure di sicurezza per limitare l’accesso e rinforzare i controlli della banca dati”, nonchè dei conti interessati dalla violazione. Uber: “Un errore non informare le vittime” Khosrowshahi ha ammesso che Uber ha sbagliato nel non informare subito le vittime del pirataggio informatico e le autorità, riaprendo il dibattito sulla sicurezza e la trasparenza di tutte le società che gestiscono milioni di dati personali.

«Non ci sono scuse», ha alzato le mani Khosrowshahi. E ha fatto saltare una poltrona: quella del chief security officer Joe Sullivan. Il primato per questo genere di furti rimane largamente a Yahoo, con 3 miliardi di account rubati nel 2013 . Anche Sunnyvale non comunicò tempestivamente l’accaduto.


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