Ragazza morta Maiorca, sfuggiva a uno stupro: si va al processo

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Ragazza morta Maiorca. Martina Rossi morì cadendo da un balcone a Palma Maiorca del sesto piano il 3 agosto del 2011. La studentessa di architettura genovese è morta a 20 anni: all’inizio si riteneva fosse un suicidio, ma adesso si fanno strada gravi indizi di un tentativo di stupro.

I genitori della vittima avevano cercato la verità nell’estate di Palma di Maiorca, più di sei anni fa, quando la madre s’accampò davanti alla porta d’un magistrato per convincerlo a non archiviare quella tragedia come un suicidio.

Ragazza morta Maiorca: due rinvii a giudizio

Sono stati rinviati a giudizio Alessandro Albertoni, studente universitario e Luca Vanneschi, piccolo imprenditore. L’accusa è di tentata violenza sessuale e di aver provocato la morte della ragazza in conseguenza ad un tentativo di stupro.

I due 29enni avevano incontrato Martina in un locale, la ragazza era in compagnia di alcune amiche con cui poi aveva raggiunto una camera al sesto piano dell’Hotel Sant’Ana, dove avevano trascorso la serata.

Il 13 dicembre ad Arezzo si celebrerà il processo, dopo che il gip Piergiorgio Ponticelli ha dato ragione alla tesi dell’accusa, sostenuta dal procuratore Roberto Rossi, che chiedeva il rinvio giudizio e la piena colpevolezza per Albertoni e Vanneschi.

Caso archiviato in Spagna come stupro

Il caso di Martina Rossi era stato archiviato in Spagna come suicidio, venendo poi riaperto in Italia a Genova, con procedimento poi trasferito ad Arezzo per competenza: quando un reato avviene all’estero è competente la procura del territorio dove risiede l’imputato.

Il gup ha accolto la tesi del procuratore di Arezzo Roberto Rossi, ovvero che la ragazza sarebbe morta precipitando dal balcone della stanza dei due ragazzi aretini tentando di sfuggire al tentativo di violenza.

Una ricostruzione alla quale era già arrivata la procura di Genova (pm Biagio Mazzeo) che, soprattutto dall’esito dell’autopsia, aveva contestato le conclusioni degli investigatori spagnoli. Polemica invece la difesa dei due giovani incriminati perché la cameriera dell’hotel avrebbe cambianto versione più volte e anche perché, da alcuni accertamenti, è poi risultato che, dalla posizione in cui ha raccontato di trovarsi, la donna non avrebbe potuto vedere la studentessa precipitare.


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