Elezioni 2018, si vota il 4 marzo: Gentiloni in carica fino alle urne

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Elezioni 2018. La legislatura è al capolinea e tra Natale e Capodanno, probabilmente il 27 dicembre, sarà ufficializzata la data delle prossime elezioni previste per il 4 marzo. La legislatura, formalmente si concluderebbe in marzo.

La data, che anticipa la scadenza naturale della legislatura, è stata consegnata a Sergio Mattarella: spetterà a al nostro capo dello Stato, dunque, sciogliere le Camere per il passaggio alle urne.

Domenica 12 dicembre Mattarella ha pranzato al Colle con il presidente del Consiglio Paolo Gentiloni e Maria Elena Boschi. L’idea di anticipare il termine della legislatura, nasce dall’intenzione di evitare grane al governo dopo l’approvazione della legge di Stabilità.

Elezioni 2018: Gentiloni non si dimetterà

Gentiloni non salirà al Quirinale rassegnando il mandato, più semplicemente dichiarerà «esaurito» il suo compito. Non sarà una novità nella prassi, siccome esistono due precedenti, che non a caso sono stati esaminati: il governo Amato del 2001 e il governo Berlusconi del 2006. In entrambi i casi le Camere vennero sciolte con un breve anticipo senza che i presidenti del Consiglio dell’epoca si dimettessero. Così farà anche l’attuale premier, a cui Mattarella chiederà il «disbrigo degli affari correnti», formula che sembrerebbe limitare l’azione di Gentiloni.

Che scenario si prospetta

Per le politiche si voterà con la nuova legge elettorale, il Rosatellum, che prema le coalizioni, con i collegi uninominali ridefiniti e una quota di proporzionale con liste decide dai partiti.

Con due Camere, due diversi elettorati e tre blocchi politici, non c’è modello di voto che garantisca la formazione di una maggioranza parlamentare omogenea. L’ultima tappa “fondamentale” è rappresentata dalla legge di Bilancio che dovrebbe essere approvata alla Camera il prossimo 20 dicembre.

A quel punto il varo definitivo spetterà al Senato che dovrebbe arrivare venerdì 22 dicembre. A quel punto tutti i passaggi obbligatori saranno terminati. Mattarella avrebbe dovuto aspettare il 15 marzo per chiudere la legislatura a scadenza naturale ma al Quirinale sono ormai convinti che questo Parlamento, una volta licenziata la manovra economica, non sarà in grado di fare niente di più.


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