Mikychef: “Da Saint Tropez a Bangkok vi racconto la mia cucina”

Mikychef: “Da Saint Tropez a Bangkok vi racconto la mia cucina”. Nata a Roma con la passione per la cucina, gira il mondo spinta da grande curiosità e desiderio di innovare. Parliamo di Micaela di Cola, in arte Mikychef: Executive Chef, Food Stylist e Ambasciatrice 2017 per i prodotti del territorio, che il grande pubblico ha conosciuto meglio nella prima edizione di Top Chef Italia.

All’arte della cucina, Mikychef lega una grande capacità imprenditoriale. E’ consulente per la ristorazione, lavora come home economist per pubblicità, cinema e tv; oltre a deliziare i palati di molti vip del mondo dello spettacolo.

La passione per la cucina è un gene di famiglia. Ci racconti qualcosa della tua infanzia e quale figura in particolare è stata determinante nella scelta di intraprendere questo percorso?

«Da bambina ero una creaturina obesa. Sì veramente! Racconto sempre di aver scoperto i piedi in tarda età perché totalmente cicciottella che non sapevo di averli! Il modo di dare amore dei miei genitori era quello di farti mangiare. Pensa ancora oggi mia madre apre la carta del burro strappandola velocemente come quando era al ristorante, mentre oggi avrebbe tutto il tempo di aprire entrambi i lembi, tagliare una porzione di ciò che le occorre, ripiegare, mettere via. Ecco questo per farti capire quanto ha inciso nel mio percorso la loro forma mentis».

Lavori in giro per il mondo: da Saint Tropez a Bangkok, e adesso anche Cape Town. Quale città finora ti è sembrata maggiormente aperta all’innovazione?

«Viaggiare molto per lavoro ti apre la mente, ti consente di imparare altre tecniche, di conoscere nuovi prodotti, di contaminare il tuo percorso, di arricchirlo. In fondo sono le persone a fare le cucine, ad animarle. Credo fermamente che l’innovazione in cucina, la sperimentazione siano fondamentali, ma non per rappresentare la “cucina del futuro”, bensì quella che era la nostra tradizione in chiave moderna mickychefe questo avviene all’estero, come sta avvenendo già in Italia».

Da quale cucina ti sei lasciata maggiormente contaminare nel creare i tuoi piatti?

«Indubbiamente il modo di fare cucina della mia famiglia ha inciso maggiormente. Mia mamma era più aperta alle novità, mio papà più radicato nella tradizione. Poi credo di aver trovato una mia strada, fatta senza dubbio di esperienza, di ricerca e che ancora oggi si evolve. Ci sono tanti colleghi che stimo e che mi sono di grande ispirazione, però poi la cucina fondamentalmente è la tua visione, è il tuo modo di esprimerti».

Lavori anche come Food Stylist. Di cosa si tratta?

«Ti ringrazio per questa domanda perché sono poche le persone che conoscono quest’altro aspetto del mio lavoro, che è meno conosciuto e a volte complesso da spiegare. Quando non lavoro all’interno di un ristorante, mi occupo di cucina per il cinema e il mondo della pubblicità, realizzando i piatti che verranno poi ripresi, fotografati. Chi fa questo lavoro deve possedere la capacità di prefigurarsi l’immagine prima dello scatto o dell’inquadratura e avere l’abilità di tradurre le sensazioni olfattive, gustative e tutta l’attrattiva di un piatto reale in qualcosa che sia fruibile attraverso una foto bidimensionale o una ripresa video».

Ci puoi raccontare qualche aneddoto legato alla preparazione di piatti per un set cinematografico o pubblicitario?

«Seguendo i tempi del cinema, mi sono ritrovata alcune volte a vivere situazioni esilaranti. Per la serie televisiva “Benvenuti a tavola” con Tirabassi e Bentivoglio ci trovavamo su una cucina mobile fuori dagli studi nel periodo invernale e faceva così freddo che eravamo tutti coperti e imbacuccati, che a volte non si riuscivano a muovere le mani!».

Hai partecipato a importanti programmi televisivi come Top Chef Italia. Ripeteresti un’esperienza competitiva sotto le telecamere?

«I programmi televisivi di cucina hanno sicuramente acceso i riflettori sulla nostra professione, quello che non amo è la competizione violenta, nel senso che per me in cucina c’è spazio per tutti a volte vedo colleghi sgomitare in maniera eccessiva e me ne dispiaccio. Proprio riferito alla senconda serie di Top Chef Italia in un’intervista in occasione dell’inizio già dissi che il termine “facciamo guerra”, utilizzato come dal programma, era secondo me l’antitesi della bellezza del nostro mestiere. Una celebre frase dice non fate la guerra ma fate l’amore.. far da mangiare è un atto d’amore!».

Executive Chef, Food Stylist, ma anche imprenditrice, che dà supporto e consulenza alle startup del settore food. C’è uno o più aspetti che oggi viene tralasciato dalle scuole professionali, che rendono meno competitiva l’Italia dal punto di vista della formazione?

«Ciò che posso dire è che nelle scuole professionali i testi non sono aggiornati, tante materie prime non ci sono. Gli studenti arrivano da noi con tante lacune dovute proprio all’arretratezza e alla mancanza di mezzi. Tanti docenti poi non hanno mai lavorato nelle cucine, perciò non riescono ad insegnare una materia tecnico pratica senza averla mai svolta. Facendo formazione riesco senza dubbio a colmare mikychefalcune carenze, ma i ragazzi vengono comunque penalizzati, dal punto di vista retributivo, dai titolari dei ristoranti che vedono in loro persone non preparate. Io ce la metto tutta! Oggi più di qualcuno ha fatto grandi passi in avanti e questo sia in sala che in cucina, visto che mi occupo di entrambe, e ciò mi rende orgogliosa».

Com’è stato il tuo anno da Ambasciatrice 2017 per i prodotti del territorio?

«È stato un riconoscimento che mi ha emozionata, perché la mia ricerca per la materia prima è nota, il fatto che sia stata anche riconosciuta mi ha dato la carica per fare sempre bene e meglio. Tanti produttori oggi mi chiedono di rappresentare le loro aziende proprio per far conoscere un modo sano di lavorare, di fare le cose per bene, per far innamorare insomma anche gli altri dei loro prodotti».

Puoi anticiparci qualcosa sui nuovi progetti a cui stai lavorando?

«I progetti in cantiere sono sempre tantissimi e tutti molto belli, a volte è solo il tempo che manca. C’è un progetto che amo molto e prevede l’apertura di due nuovi ristoranti proprio a Roma, nella mia città, dove sarò finalmente residente, ma non posso dirVi di più».


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