Morto Altero Matteoli, l’ex ministro vittima di un incidente stradale

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Morto Altero Matteoli. L’ex ministro ed esponente di spicco del centrodestra è rimasto coinvolto in un incidente stradale sulla via Aurelia, era stato estratto vivo dalle macerie ma i soccorsi  si sono rivelati inutili come i tentativi di rianimarlo da parte dei soccorritori.

L’incidente è avvenuto al chilometro 137,200, all’interno del territorio comunale di Orbetello, in provincia di Grosseto, e ha coinvolto due automobili.

L’Anas in una nota ha comunicato che la strada statale 1 Aurelia è stata temporaneamente chiusa in direzione sud. L’incidente è avvenuto al km 137,200, all`interno del territorio comunale di Orbetello, in provincia di Grosseto. Il traffico è deviato sulla viabilità provinciale al km 138,200 allo svincolo di Ansedonia, con rientro al km 130,500 allo svincolo di Capalbio Scalo.

Morto Altero Matteoli: chi era

Matteoli era recentemente balzato agli onori della cronaca per la condanna del 14 settembre 2017 in primo grado a 4 anni di reclusione per corruzione sella vicenda del MOSE di Venezia.

Esponente del Movimento Sociale Italiano, Altero Matteoli ne è stato segretario regionale per la Toscana. È stato consigliere comunale di Castelnuovo di Garfagnana (LU) e di Livorno per quattro legislature, nonché consigliere provinciale di Livorno, sempre eletto nelle liste del MSI-DN.

Deputato dal 1983 (IX Legislatura) al 2006 (anno in cui è eletto in Senato). Fra le attività parlamentari, è stato membro della Commissione parlamentare d’inchiesta sul fenomeno della mafia e sulle associazioni criminali e similari, redigendo una relazione sulla collusione tra mafia e politica.

Primo firmatario di sette proposte di legge in materia di: istituzione dell’Ente per la valorizzazione del litorale pisano; istituzione in Pisa di una sezione distaccata del Tribunale amministrativo regionale della Toscana; legge quadro in materia di cave e torbiere; istituzione in Pisa di una sezione distaccata della Corte d’Appello di Firenze; assegnazione di alloggi agli appartenenti alle forze dell’ordine da parte degli Istituti autonomi case popolari; istituzione del consorzio Comuni della Garfagnana; obbligo delle Ferrovie dello Stato di istituire, sui treni-viaggiatori a lunga percorrenza, un servizio di assistenza sanitaria. Cofirmatario di 36 proposte di legge, ha presentato 43 interrogazioni.

Nel 1994 è nominato Ministro dell’ambiente nel Governo Berlusconi I fino al gennaio 1995. Dall’11 giugno 2001 fino al maggio 2006 è tornato a ricoprire la carica di Ministro dell’ambiente e della tutela del territorio (Governi Berlusconi II e III).

Coinvolgimento in inchieste giudiziarie

Nel 2004, quando era ministro dell’Ambiente e della Tutela del Territorio, viene accusato di favoreggiamento, per aver avvisato il prefetto di Livorno, Vincenzo Gallitto, di un’inchiesta a suo carico per abusi edilizia nell’Isola d’Elba che devastano il patrimonio ambientale della zona.

Il tribunale dei ministri di Firenze dichiara la sua non competenza e lascia il caso alla giustizia ordinaria. Nel 2009, la giunta della Camera nega l’autorizzazione a procedere per Matteoli, scatenando le critiche dell’opposizione. Il suo protetto, Vincenzo Gallitto invece è stato condannato.

Nel febbraio 2005, quando era ministro dell’Ambiente, è stato indagato di nuovo per favoreggiamento e rivelazione di segreto d’ufficio in relazione all’inchiesta sul “mostro di Procchio”, un complesso in costruzione a Marciana nell’isola d’Elba, in merito alla quale Matteoli, in una telefonata col prefetto di Livorno, aveva chiesto informazioni sulla notizia di una possibile indagine a suo carico per abusi edilizi, indagine al tempo ancora ignota al prefetto che dunque si allertò distruggendo le prove.

Nel 2014 Altero Matteoli risulta indagato per corruzione, tra i 100 indagati dalla Procura di Venezia, per l’inchiesta sul MOSE. L’ex presidente del Consorzio Venezia Nuova Giovanni Mazzacurati, avrebbe confermato le accuse nei confronti dell’ex ministro: aveva riferito di aver consegnato in diverse occasioni più di 400.000 euro, proveniente dalla casse del Consorzio, per le campagne elettorali di Altero Matteoli e, inoltre, di aver inserito nell’appalto per i lavori di bonifica e marginamento l’azienda di Erasmo Cinque, compagno di partito dell’ex ministro, su richiesta pressante di Matteoli. Erasmo Cinque intascò una parte degli utili degli interventi pur non avendo lavorato mai. Il 14 settembre 2017 in primo grado Matteoli e Cinque vengono condannati a 4 anni di reclusione per corruzione.


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