Luca Barbareschi: “Mi facevo Naomi Campbell e pippavo”

Luca Barbareschi: “Mi facevo Naomi Campbell e pippavo” – In un’intervista rilasciata a “Il Fatto Quotidiano”, Luca Barbareschi, ha raccontato della sua giovinezza. Una vita trascorsa tra droga, eccessi, soldi e donne bellissime. Tra queste ci sarebbe stato qualcosa anche con la top model Naomi Campbell (nella gallery). Lo racconta mentre ricorda una telefonata che ci fu tra lui ed Alberto Barbera. Quest’ultimo, all’epoca, era il direttore artistico della Mostra del Cinema di Venezia nell’anno in cui il film da lui diretto (Something Good) venne rifiutato.

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Luca Barbareschi: “Mi facevo Naomi Campbell e pippavo”

“Something Good avrebbe dovuto essere a Venezia, ma venne rifiutato. La lettera protocollata di Barbera su carta intestata della Biennale la conservo ancora. Legga: “Il tuo film è rimasto in una short list di film preferiti. Poi, scelte drastiche si sono imposte, e non facili. Sia il numero limitato di posti a disposizione, sia per la stima – e, in qualche caso – l’amicizia nei confronti degli autori”. L’amicizia. Capisce? Alzai il telefono e chiamai Barbera: “Portatore sano di forfora – urlai – Quando te ti facevi le seghe a Torino, io chiavavo Naomi Campbell, pippavo con Lou Reed a Kansas City. Aravo con il c*zzo il mondo e guadagnavo miliardi, hai capito? Non voglio essere amico tuo, testa di c*zzo”.

Questo il racconto di Luca Barbareschi a “Il Fatto Quotidiano”. Durante l’intervista ha dichiarato di aver fatto uso di diversi tipi di droghe.

“Degli anni di New York ricordo grandi divertimenti ed eccessi. La droga l’avevo incontrata prima. A Milano girava di tutto. Lsd, mescalina, cocaina, fumo. E noi tutti, come idioti, a drogarci pensando di essere eversivi. L’eroina te la regalavano. Dei miei compagni di liceo in sei morirono di overdose”.

Luca Barbareschi – “Non lascio soldi ai miei figli”

In occasione dei suoi 60 anni ha scritto una lettera per i suoi figli. Avrebbe rivelato loro che non gli lascerà alcuna eredità economica:

“Ai miei figli ho scritto: “Ho sbagliato spesso, mi sono drogato, sono stato egoista, ma voi – aiutatemi a capire – nei miei panni, al mio posto, cosa avreste fatto?”. Vedono un padre realizzato, ma forse non sanno che sono fragile e pieno di dubbi. Quale eredità gli lascio? Sicuramente non quella economica. Non avranno un soldo e lo sanno. È stato un trauma, ma hanno potuto studiare in scuole interdette al 99,7 per cento degli esseri umani. Possiedono più di un passaporto, conoscono le lingue, sono svegli e colti e possono lavorare ovunque. Nella mia logica errante, ai miei figli non lascio denaro, ma le opportunità di farsi strada nel mondo”.


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