Attentato in oleodotto libico, forte esplosione: petrolio alle stelle

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Attentato in oleodotto libico. L’attentato, opera dell’Isis, secondo quanto rivelano fonti delle forze di sicurezza a guardia degli impianti petroliferi libici, ha provocato una forte esplosione e  l’interruzione dell’oleodotto che porta a Sidra, in Cirenaica.

I terroristi sono arrivati sul posto a bordo di due vetture e hanno minato l’impianto con gli esplosivi. Le immagini riprese a distanza mostrano una enorme colonna di fumo nero.

Attentato in oleodotto libico: ripercussioni sul mercato del petrolio

Si calcola che l’export petrolifero libico si ridurrà nell’immediato di 90.000 barili al giorno. Immediato l’effetto sul prezzo del greggio alla Borsa di New York. L’oleodotto appartiene alla compagnia Waha, una sussidiaria della compagnia nazionale petrolifera (Noc) che dichiara di produrre 260.000 barili al giorno, che dopo l’esplosione ha immediatamente interrotto il pompaggio dal terminale.

La Libia torna a far correre le quotazioni del petrolio, spingendole al record da maggio 2015: vicino a 67 dollari al barile nel caso del Brent e a 60 dollari nel caso del Wti.

 

Ieri la Noc ha comunicato che dovrà ridurre le estrazioni di 70-100mila bg per un tempo imprecisato. Non ci sono conferme ufficiali sulla causa dell’esplosione, che in teoria potrebbe anche essere dovuta alla scarsa manutenzione dell’oleodotto, usurato da anni di guerra.

Le tensioni politiche

Il presidente della Wafa, Ahmed Ammar, lamentava la scarsità di fondi, che impediva di espandere la produzione oltre 260mila bg. Fonti militari sentite dalla Reuters affermano tuttavia che la responsabilità è di un commando di terroristi.

Nel Paese nordafricano, mai davvero pacificato, la tensione è risalita dopo che il generale Haftar dieci giorni fa ha definito «obsoleto» il governo di Tripoli, sostenuto dall’Onu, lasciando intendere di volersi candidare alle elezioni.

Ad accentuare i rialzi sui mercati petroliferi, che hanno sfiorato il 3%, hanno contribuito i volumi di scambio esigui a causa delle festività: sono passati di mano circa 50mila contratti sul Brent, un quinto rispetto alla media.


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