Intercettazioni, approvato decreto contro abusi: no a freno alla stampa

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Intercettazioni, approvato dal Consiglio dei ministri il decreto legislativo che riforma il sistema delle intercettazioni. Le nuove norme entreranno in vigore 180 giorni dopo la sua pubblicazione.

La norma che legittima l’accesso dei giornalisti alle ordinanze del gip, invece, entrerà in vigore tra un anno.

Un provvedimento che vuole porre un freno agli abusi e prevede la creazione di un archivio riservato custodito dal pm.

Intercettazioni: uno strumento per evitare di distruggere la reputazione delle persone

“Abbiamo un Paese che utilizza le intercettazioni per contrastare la criminalità e non uno strumento per alimentare i pettegolezzi e non distruggere la reputazione di persone non sottoposte a procedimenti penali”. Così il ministro della Giustizia Andrea Orlando alla fine del Consiglio dei ministri, che ha varato il testo definitivo sulle intercettazioni.

“Ora abbiamo un quadro più chiaro delle conversazioni che vanno tolte dai fascicoli perché non hanno rilevanza penale e vanno distrutte. C’è un procedimento di contraddittorio per definire cosa deve andare nei fascicoli e cosa no, e ci sono una serie di responsabilità riferite ai capi degli uffici in ordine alla custodia e alla distruzione di ciò che è penalmente rilevante.

Insomma senza restringere, anzi autorizzando addirittura a intercettare in modo più agevole per i reati contro la pubblica amministrazione, introduciamo una serie di vincoli e di divieti che impediscono di utilizzarli come strumenti di diffusione di notizie improprie che ledono la personalità di soggetti non coinvolti nelle indagini”, ha aggiunto.

 

Non si limiterà l’uso ma l’abuso e nessun freno alla stampa

Noi non limitiamo l’uso delle intercettazioni ma contrastiamo l’abuso, sappiamo che questo strumento è fondamentale per le indagini e in nessun modo vogliamo limitare la possibilità di disporre di uno strumento per la magistratura fondamentale per contrastare i reati più gravi ma è evidente che in questi anni ci sono stati frequenti abusi” ha spiegato il premier Paolo Gentiloni, “l’approvazione del decreto è una decisione importante e che merita un’attenzione particolare.

Non ne limitiamo l’uso ma ne contrastiamo l’abuso”, ha precisato, “abbiamo finalmente una soluzione che a mio avviso è giusta ed equilibrata”.

Quanto ai mezzi per intercettare, si delimita l’uso dei “trojan”, ossia i captatori informatici, in pc o smartphone consentendone sempre l’impiego, senza particolari vincoli, per i reati più gravi, in primis terrorismo e mafia, e prevedendo invece che, per gli altri reati, debbano essere esplicitamente motivate, nei decreti di autorizzazione, ragioni e modalità.

La riforma semplifica inoltre l’impiego delle intercettazioni nei reati più gravi contro la pubblica amministrazione commessi da pubblici ufficiali, uno strumento per rendere più efficace il contrasto alla corruzione.

Fatto salvo il diritto di cronaca, è previsto il carcere fino a 4 anni per chi diffonde riprese audiovisive e registrazioni di comunicazioni effettuate in maniera fraudolenta per danneggiare “la reputazione o l’immagine altrui”.


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