L’accusa del Nyt.: “L’Italia fabbrica bombe per l’Arabia Saudita”

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Sta facendo molto discutere un’inchiesta del quotidiano statunitense New York Times, che accusa l’Italia di fabbricare armi per l’Arabia Saudita, usate contro i civili in Yemen.

L’inchiesta

Gli autori dell’inchiesta hanno ricostruito i tracciati delle navi e degli aerei cargo diretti verso l’Arabia Saudita e ritrovato i codici di fabbricazione delle bombe tra le macerie dei bombardamenti. La legge italiana 185/90 è perentoria nel proibire la vendita di armi a Paesi in guerra.

 “Bombe fatte in Sardegna vengono usate nella guerra civile in Yemen dall’Arabia Saudita”. E non solo contro i combattenti, proseguono gli autori del servizio che hanno seguito il percorso fatto da queste bombe e che parlano anche di attacchi contro i civili, “in un caso era stata uccisa una famiglia di 6 persone”. “L’Italia non è l’unico paese che arma l’Arabia Saudita”, prosegue il video di circa 7 minuti, in cui gli autori spiegano che dalla loro inchiesta è emerso però “un massiccio aumento dell’export di queste bombe nel 2017”. Non è chiaro quante di queste bombe finiscano effettivamente in Arabia Saudita, ma confrontando video e materiale fotografico il New York Times è riuscito a tracciare diversi carichi partiti dalla Sardegna e arrivati a Gedda, il principale porto saudita. Le bombe sono state utilizzate contro un palazzo governativo degli Houthi, l’etnia che sta combattendo le forze fedeli ad Hadi, nel nord del paese, ma anche su una piazza della capitale Sana’a e una fattoria abitata da civili, dove hanno causato sei morti.

La smentita della Farnesina

La replica del governo italiano arriva da fonti della Farnesina: “L’Italia osserva in maniera scrupolosa il diritto nazionale ed internazionale in materia di esportazione di armamenti e si adegua sempre ed immediatamente a prescrizioni decise in ambito Onu o Ue. L’Arabia Saudita non è soggetta ad alcuna forma di embargo, sanzione o altra misura restrittiva internazionale o europea”. Dal ministero degli Esteri si osserva inoltre che “quanto riportato dal New York Times è una vicenda già nota, sulla quale il governo ha fornito chiarimenti più volte nel corso della legislatura, anche in sede parlamentare.


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