Ronaldinho dice addio al calcio: è stato un piacere, Gaùcho

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Taquitos, sombreros, giochi di prestigio. Ci ha abituati ad un calcio spettacolare, massima evoluzione dello sport in intrattenimento. Ronaldinho lascia ufficialmente il calcio giocato dopo qualche anno da svincolato. L’annuncio è stato comunicato oggi dal fratello del Pallone d’oro brasiliano.

Una confidenza con il pallone innata. Piedi educati, raffinati, di una classe sopraffina. Ciò che più di vicino ci sia stato a Maradona. Ora “el Gaùcho” lascia la sua eredità a chi c’è di più vicino a lui come stile di gioco: Neymar. Il procuratore di Ronaldinho, Roberto de Assis Moreira, in un’intervista al quotidiano brasiliano “O’ Globo” dice: “Ronaldinho lascia il calcio, è finita!”. Un annuncio non di certo inaspettato, visto che, ormai dal 2015, il brasiliano si è dedicato al ruolo di ambasciatore nel mondo del Barcellona. Il manager prosegue: “Organizzeremo qualcosa di molto grande e bello dopo i Mondiali, forse ad agosto, in tutto il mondo. Vorremmo anche celebrare qualcosa con la nazionale brasiliana. Ad oggi non c’è un programma preciso, se non qualche evento in cui, a marzo, Ronaldinho sarà in Messico, ma il fatto che sia ambasciatore del Barcellona renderà tutto più semplice”.

La carriera di Ronaldinho

Trentotto anni il 21 marzo, Dinho arriva nella prima squadra del Gremio nel 1997, vincendo il campionato nel 1999. Nel 2001, passa al Paris Saint Germain e rimane in Francia per due anni dimostrando a tutti quanto valga. Nel 2003, il Barcellona lo acquista per 30 milioni di euro e qui esplode definitivamente, diventando il Ronaldinho che tutti conosciamo: due Liga, due Supercoppe di Spagna, una Champions League e diversi premi individuali, tra cui il Pallone d’Oro e due Fifa World Player consecutivi. In blaugrana resta per 5 anni, scrivendo pagine di storia del manuale del calcio.

Nel 2008 approda al Milan e dà dimostrazione di classe e tecnica, facendo divertire il pubblico di appassionati di calcio italiani, e nel 2011 ritorna in Brasile senza conquistare trofei. Con il Flamengo vince il Campionato Carioca, prima di trasferirsi all’Atletico Mineiro nel 2012 dove vincerà, oltre al Campionato Mineiro, la Copa Libertadores. Tra il 2014 e il 2015 sceglie di andare in Messico per un’esperienza con il Querétaro e poi ritorna in Brasile, con il Fluminense, prima di chiudere la sua carriera.

Con la Nazionale brasiliana, Ronaldinho incanta e vince tutto sia con le giovanili che con la squadra maggiore, conquistando la Coppa America nel 1999, il Mondiale nel 2002 e la Confederation Cup nel 2005.

È arrivata anche l’ora del suo ritiro. È un giorno triste per il calcio mondiale. Obrigado, Gaùcho. Ci mancherai.


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