FIGC, si vota il nuovo presidente: alto rischio di commissariamento

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Oggi si elegge il nuovo presidente della FIGC. In lizza ci sono il presidente della Lega Pro, Gabriele Gravina, il presidente della Lega Nazionale Dilettanti, Cosimo Sibilia, e il presidente dell’Assocalciatori, Damiano Tommasi. L’assemblea elettiva si svolge all’Hilton di Fiumicino.

Nuovo presidente della FIGC: chi vota

Il voto avverrà a scrutinio segreto e coinvolgerà 275 delegati, così suddivisi: Lega Serie A, 20 delegati; Lega Serie B, 22; Lega Pro, 56; Lega Dilettanti, 90 delegati; Assocalciatori, 52; Assoallenatori, 26; arbitri (Aia), nove. I voti dei delegati hanno un “peso” percentuale diverso. Il peso dei voti a disposizione della Lega Serie A è pari al 12%, e corrisponde a 61 preferenze; 26 quelle di B (5%); 88 per la LegaPro (17%); 176 per la Lnd (34%); 103 per Assocalciatori (20%), la metà per i tecnici e infine 10 per gli arbitri (2%).

Nuovo presidente della FIGC: i quorum

L’assemblea si costituisce, in prima convocazione, con i delegati che rappresentino almeno la metà più uno dei voti (ossia 259), e in seconda convocazione con la presenza di almeno un terzo degli stessi (ossia 172). L’elezione del presidente federale avviene al primo scrutinio quando un candidato riporti la maggioranza di tre quarti (75%) dei voti validamente espressi dai delegati. Al secondo scrutinio basta la maggioranza di due terzi dei voti (66%), al terzo basta la maggioranza dei voto (51%). Superato senza successo il terzo scrutinio, si procede al ballottaggio tra i due candidati che abbiano riportato la piu’ elevata somma percentuale di voti espressi. Viene eletto il candidato che ottiene la maggioranza assoluta dei voti validamente espressi.

Nuovo presidente della FIGC: ipotesi commissariamento

In caso di mancata elezione di un presidente da parte dell’assemblea della FIGC, il CONI prenderebbe in mano la situazione. Il presidente del Comitato Olimpico, Giovanni Malagò, procederebbe ad indicare il nome del commissario con una delibera, che va approvata dal Consiglio Nazionale. L’ipotesi è concreta. Nessun candidato sembra in grado di avere una maggioranza importante, condizione indispensabile per dare un nuovo corso alla FIGC.

 

 

 


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