Record negativo di nascite e popolazione sempre più vecchia, dati Itat

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Record negativo di nascite. Secondo l’ultimo bilancio demografico Istat del 2017, l’Italia registra un nuovo minimo storico per le nascite. Solo 464 mila nuovi nati per l’anno appena concluso, il 2% in meno rispetto al 2016. Sono invece aumentati i decessi rispetto all’anno precedente, 31 mila in più del 2016 (+5,1%). Il saldo naturale della popolazione per il 2017 è negativo.

Record negativo di nascite: in aumento i decessi

Secondo l’ultima pubblicazione Istat, al 1° gennaio 2018 si contano 60 milioni 494 mila abitanti. La popolazione è diminuita di centomila persone, con -1,6 per mille rispetto al 2016. Rispetto all’anno precedente, le nascite sono diminuite del 2% , mentre i decessi sono aumentati del 5,1%, 31 mila in più del 2016. Questa cifra si avvicina molto a quella del 2015, anno in cui si sono registrati più decessi dopo la fine della seconda guerra mondiale. Il risultato è che il saldo naturale, differenza tra il numero dei nuovi nati e quello dei deceduti, è negativo per 183 mila persone.

Il professore di demografia dell’università di Milano, Giancarlo Blangiardo, ritiene questo saldo naturale uno dei più bassi mai avuti, registrato solo due volte prima. Fa riferimento a quelli registrati nel 1917 e 1918, anni dell’epidemia di spagnola e anni del dopoguerra. Aggiunge poi che era naturale aspettarsi un aumento dei decessi, vista la struttura della popolazione più invecchiata. La causa potrebbe essere identificata, probabilmente, nella debolezza del sistema sanitario, non in grado di tutelare i più deboli.

 La popolazione invecchia e la speranza di vita resta stabile

popolazione più vecchia

Gli indicatori demografici forniscono dati non confortanti. La speranza di vita alla nascita degli italiani resta stabile: 80,6 anni per gli uomini, stesso dato del 2016, e 84,9 per le donne, rispetto agli 85 del 2016. La differenza di mortalità per genere si riduce a soli 4,3 anni, più basso divario registrato dalla metà degli anni ’50. In quel periodo, infatti, la speranza di vita delle donne tendeva ad aumentare costantemente anno dopo anno. Si registrano lievi variazioni in base al territorio. Valori minimi nel Mezzogiorno, con 84,1 di vita media per le donne e 79,8 per gli uomini. Valori più alti per il Nord-est, con 81,2 anni di vita media per gli uomini e 85,6 per le donne. Il trend di crescita dell’aspettativa di vita sembra essersi arrestato.

I dati rivelano che il 22,6% della popolazione italiana ha un’età uguale o superiore ai 65 anni. Il 64,1% ha un’età compresa tra 15 e 64 anni, mentre meno del 14% ha età inferiore ai 15 anni. L’età media della popolazione ha superato i 45 anni.

Saldo migratorio positivo e diminuzione delle emigrazioni

Dal bilancio demografico Istat del 2017 risulta che il saldo migratorio, differenza tra il numero di immigrati e il numero di emigrati, è positivo per 184 mila unità. Il 2017 ha registrato il più alto numero di ingressi dell’ultimo quinquennio. Vi sono stati 337 mila immigrati (+12%) e 153 mila emigrati (-2,6%), notevole incremento rispetto all’anno precedente. Si devono, però, mettere in evidenza le 224 mila cancellazioni per acquisizione della cittadinanza italiana e le 132 mila cancellazioni per irreperibilità. Questi dati fanno scendere la popolazione di cittadinanza italiana a 55 milioni 430 mila.

La situazione non è uguale in tutta Italia: il nord registra dati positivi

La situazione demografica non è omogenea su tutto il territorio italiano. A differenza del sud Italia, le regioni del nord vedono aumentare i loro abitanti. In particolare le province di Trento e Bolzano, seguite dalla Lombardia e dalla Valle D’Aosta. Offrendo più opportunità di lavoro ed essendo più ricche, queste aree registrano variazioni di segno positivo, sia riguardo il saldo naturale che il saldo migratorio. La provincia di Bolzano registra un incremento del 7,1 per mille, la provincia di Trento si avvicina al 2 per mille. L’Emilia Romagna registra un incremento più modesto, dello 0,8 per mille. Campania e Molise registrano invece un decremento, pari rispettivamente al -2,1 per mille e -6,6 per mille.

Anche il tasso di fecondità risulta maggiore per il Nord, con 1,39 figli per donna, rispetto al Sud, con 1,30 figli per donna. Bolzano si conferma la provincia più prolifica del paese. Per il 2017 registra 1,75 figli per donna, seguita da Trento, con 1,50 figli per donna.


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