Domande choc per le ragazze americane violentate dai carabinieri

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Domande choc rivolte in aula alle due ragazze americane violentate di 20 e 21 anni a Firenze nella notte tra il 6 e il 7 settembre da due carabinieri in servizio. Scontro tra il giudice e gli avvocati: il giudice ammette la metà delle domande.

Domande choc: dodici ore di interrogatorio

Domande choc per le ragazze americane vittime di violenza sessuale da parte di due carabinieri in servizio. Le due avevano denunciato l’accaduto a settembre. Tre mesi fa sono tornate in Italia per ripetere in tribunale le accuse davanti ad un giudice. Nell’aula bunker, in assenza dei loro legali, hanno testimoniato le vicende avvenute quella notte. Durante una serata in discoteca, nella notte tra il 6 e il 7 settembre, le due ragazze straniere erano state avvicinate da due carabinieri in divisa che si erano offerti di accompagnarle a casa. I due carabinieri, Marco Camuffo e Pietro Costa, hanno ammesso il rapporto sessuale, sostenendo però che c’era il consenso da parte delle ragazze.

Il giudice aveva preventivamente spiegato alle due vittime le modalità dell’udienza. «Verrete ascoltate oggi e poi non sarete più disturbate. Se si farà il processo quello che verrà detto oggi varrà come prova. La legge non consente che le testimoni vengano offese, non sono consentite domande che attengono alla sfera personale, che offendono e che ledono il rispetto della persona». Tuttavia, gli avvocati difensori dei due carabinieri accusati non hanno risparmiato colpi bassi e domande forti e intime.

Domande lesive. “Il sadismo non è consentito”

“Lei trova affascinanti, sexy gli uomini che indossano una divisa?. Lei indossava solo i pantaloni quella sera? Aveva la biancheria intima?”. Domande choc con cui intervengono l’avvocato Cristina Menichetti e l’avvocato Giorgio Carta e che sono state subito ammonite dal giudice perchè considerate irrilevanti e lesive. “Lei ha bevuto dopo che i carabinieri sono andati via? «La ragazza si è sottoposta a una visita ginecologica sulle malattie virali. Possiamo sapere l’esito di questa visita?». Così continuano agguerriti gli avvocati. Vengono però nuovamente richiamati e interrotti dal giudice. «Non l’ammetto, non torno indietro di 50 anni». Hanno poi, ancora, chiesto ad una ragazza sul contenuto delle urla dell’amica. “Fermiamoci qui – ammonisce per l’ultima volta il giudice – il sadismo non è consentito”. Sono intervenuti pure i legali delle due ragazze sostenendo che le domande hard a loro rivolte tendono a costruire un’immagine fuorviante delle due studentesse.

Punti centrali dell’indagine: l’alcol e i numeri di telefono

Cose che ancora non sono chiare e sui cui gli avvocati dei carabinieri continuano ad insistere sono i numeri di telefono. Secondo quanto emerso dalle indagini, infatti, il numero di telefono di uno dei carabinieri era salvato nel telefono di una delle due ragazze. E’ ancora da verificare la tempistica con cui il numero è stato memorizzato. Per i legali delle ragazze, ha invece grande rilevanza la chiamata al taxi interrotta, a loro dire, volontariamente. Questione centrale è quella dell’alcol. “Con un tasso alcolemico elevato il consenso al sesso sarebbe difficilmente esplicitabile”, secondo l’accusa. Gli avvocati dei carabinieri cercano ancora una volta di stuzzicare i teste. «In casa c’erano degli alcolici». C. e T. potrebbero essere state sobrie prima dei rapporti e aver bevuto dopo? Sono, infine, state rivolte domande sui precedenti penali di una delle ragazze negli Stati Uniti.

 


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