Come non puoi chiamare tuo figlio: i nomi vietati in Italia

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Quando nasce un figlio, scegliere il nome è un dramma. “Chiamiamolo Giacomo!” – “Eh, ma a me non piace” – “Allora Alessandro!” – “Già mio fratello si chiama Alessandro…” – “Roberto?” – “Mi ricorda un mio ex” – “Francesco!” – “A mia madre non piace” e così avanti per mesi.  Poi si passa ai nomi stranieri e in Italia capita sempre più spesso di conoscere i vari “Jessica”, “Micheal”, “Jennifer” o “David”. Per dare un freno a una fantasia a volte eccessiva, è stata stilata una precisa legislazione e resa pubblica una lista di nomi vietati.

L’anagrafe, probabilmente per tutela di bambini che si ritrovano da adulti nomi eccessivamente stravaganti a prescindere dalla loro volontà, ha vietato ai genitori di chiamare in alcuni modi i propri figli. In Italia sono vietati i nomi ridicoli o vergognosi. Quelli stranieri devono essere scritti con lettere dell’alfabeto italiano, più J, K, X, Y, W. Sono vietati i nomi geografici, fatta eccezione per Asia, Italia, Europa o America. Vietato anche “Venerdì”, nome di uno dei personaggi del romanzo di Daniel Defoe “Robinson Crusoe”, perché considerato razzista.

In Svezia è vietato “Ikea”

Casi più particolari in Svezia, dove non è ammesso “Ikea”. Banditi anche “Metallica” e “Veranda”. Evento curioso nel 1996, quando una coppia volle chiamare, senza riuscirci, il proprio figlio “Brfxxccxxmnpcccclllmmnprxvclmnckssqlbb11116” per protesta contro le leggi locali, dove è necessario il benestare delle autorità sull’associazione di cognome e nome.

Qualcuno ha provato a chiamare due gemelli “Fish” e “Chips”

In Nuova Zelanda, invece, non si può chiamare il proprio figlio con nomi adibiti a cariche nobiliari. Impossibile usare anche le parole Lucifero, Giustizia e Stallone. Qualche anno fa i giudici hanno vietato i nomi “Fish” e “Chips” per due gemellini.

 

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