Licenziamenti Embraco, Calenda: “Non ricevo più questa gentaglia”

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Licenziamenti Embraco. L’azienda brasiliana, produttrice di compressori per frigoriferi controllata da Whirlpool, ha deciso di abbandonare la sede torinese di Riva presso Chieri (Torino). Si trasferirà in Slovacchia ed ha annunciato 497 licenziamenti tra i 527 dipendenti.

Licenziamenti Embraco, l’incontro

Nella mattinata del 19 febbraio, si è svolta una riunione tra il Ministro dello sviluppo economico, Carlo Calenda, e gli esponenti dell’azienda. Il Ministro ha proposto il ritiro dei licenziamenti e il passaggio alla cassa integrazione per avviare un processo di reindustrializzazione. Embraco ha rifiutato. “Abbiamo sentito i legali dell’azienda con il presidente Chiamparino. Ho ribadito la mia personale rassicurazione sui termini della cassa integrazione e l’azienda ha comunque risposto negativamente. Per me vale solo la pena notare che non si comprende questo atteggiamento”, ha detto Calenda, aggiungendo: “adesso non ricevo più questa gentaglia, perché onestamente ne ho avuto fin sopra i capelli di loro e dei loro Consulenti del Lavoro italiani che sono qua”.

Licenziamenti Embraco, il Ministro Calenda: “Abbiamo poco più di un mese per chiudere”

Embraco avrebbe rifiutato l’intesa sulla cassa integrazione richiesta dal Governo, proponendo un part-time per tutti i dipendenti, fino a novembre. Per Calenda, si tratta di una proposta “non accettabile”. “Attiviamo urgentemente un lavoro con Invitalia per cercare di trovare un percorso di reindustrializzazione”, ha aggiunto il Ministro. Sulle tempistiche, Calenda ha sottolineato che “a questo punto i tempi sono molto più brevi perché abbiamo poco più di un mese per chiudere tutto quanto”.

Licenziamenti Embraco, lo sciopero dei dipendenti

Il ministro dovrà incontrare, il 20 febbraio, a Bruxelles, la commissaria alla Concorrenza, Margrethe Vestager, per parlare della vicenda Embraco e del regime di agevolazioni fiscali applicato dalla Slovacchia alle imprese straniere. Intanto, la conferma dei licenziamenti da parte dell’azienda ha fatto scattare la protesta dei dipendenti. Sono state queattro le ore di sciopero. Si è svolto un corteo attorno alla fabbrica, bloccando il traffico sulla statale Torino-Asti. Alla fine del primo turno, i manifestanti sono tornati ai cancelli. Per il secondo turno, cominciato alle 14, sono  aumentate ad otto le ore di sciopero in considerazione degli sviluppi dell’incontro del 19 febbraio.


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