Povertà, un italiano su quattro a rischio secondo indagine Bankitalia

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Povertà, non ci sono buone notizie per gli italiani. Secondo l’indagine condotta dalla Banca d’Italia sui bilanci delle famiglie sembra che i numeri della nostra economia siano in crescita,  eppure nel paese una persona su quattro è a rischio povertà.

Secondo un’indagine della Banca d’Italia, riferita ai dati del 2016, la quota di individui con un reddito inferiore al 60% di quello mediano (che individua cioè il rischio di povertà ed era pari a circa 830 euro al mese) è salita al massimo storico del 23% dal 19,6% del 2006.

In Italia nel 2016 si è interrotta la caduta del reddito medio equivalente. L’indicatore che meglio approssima il benessere economico individuale, tenendo conto della dimensione familiare e delle economie di scala che ne derivano, è salito a circa 18.600 euro, il 3,5% in più rispetto a due anni prima.

Povertà, aumentano le disuguaglianze

 

Ad aumentare sono le disuguaglianze nella distribuzione della ricchezza. Secondo i dati diffusi infatti, nel 2016 il 5% del “Paperoni” deteneva il 30% della ricchezza complessiva. Il 30% più ricco delle famiglie inoltre ha circa il 75% del patrimonio netto rilevato nel complesso, con una ricchezza media di 510.000 euro.

Oltre il 40% di questa quota è detenuta dal 5% più ricco, che ha un patrimonio netto in media pari a 1,3 milioni di euro. Al 30% delle famiglie più povere invece l’1% della ricchezza.  La ricchezza media netta degli italiani comunque è scesa del 5%.

I motivi sono da ricercarsi nel calo del prezzo delle case: in Italia gli immobili e le aziende rappresentano una grande quota del patrimonio lordo delle famiglie, l’87%.

Tra le famiglie appartenenti al 30% con reddito più basso è però cresciuta anche la quota di quelle che hanno dichiarato di aver fatto ricorso ai risparmi o di essersi indebitate per finanziare la propria spesa.

La crescita della disuguaglianza si è accompagnata quindi all’ulteriore aumento della fetta di individui a rischio povertà. In particolare, gli economisti di Bankitalia spiegano in particolare che l’incidenza di questa condizione è più elevata tra le famiglie con capofamiglia più giovane (per quelli fino ai 35 anni, ad esempio, si passa dal 22,6% del 2006 al 29,7% nel 2016 mentre per quelli tra i 35 e i 45 anni dal 18,9% al 30,3%), meno istruito, nato all’estero e per le famiglie residenti nel Mezzogiorno.


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