Telegram per la campagna pro Isis: giovane deradicalizzato a Trieste

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Sarebbe stato disposto a compiere un attentato nella sua scuola un giovane italo algerino che faceva propaganda pro Isis via Telegram. Gli investigatori della Polizia di Stato, impegnati nell'”Operazione Ansar”, hanno sottoposto a controllo lo zaino del giovane, trovando diversi documenti manoscritti in lingua araba ed una bandiera dello Stato islamico realizzata da lui stesso manualmente. Nelle successive perquisizioni domiciliari è stato sequestrato ingente materiale informatico, che avrebbe sostanzialmente confermato quanto ipotizzato e ricostruito dagli investigatori.

Pronto a compiere un attentato nel suo liceo

Secondo gli investigatori il minorenne sarebbe stato pronto a realizzare un dispositivo rudimentale per compiere un’azione nella scuola da lui frequentata. Grazie ai servizi di pedinamento in collaborazione con le Digos territoriali, è stato sottoposto a controllo lo zaino del ragazzo dove sono stati trovati solo diversi documenti manoscritti in lingua araba e una bandiera dell’Isis realizzata manualmente dallo stesso ragazzo. Le successive perquisizioni domiciliari effettuate a carico del minorenne hanno consentito di sequestrare ingente materiale informatico, il quale, all’esito delle analisi forensi, ha confermato quanto ipotizzato e ricostruito dagli investigatori.

 L’utilizzo di Telegram permetteva secondo gli investigatori “una pervasiva diffusione della propaganda islamista” ed “u’efficace attività di indottrinamento”, sino ad arrivare all’autopromozione del minore “nel ruolo di effettivo facilitatore, ovvero come figura di raccordo con organizzazioni terroristiche internazionali, allo scopo di aiutare e assistere i combattenti che intendevano recarsi nei territori di guerra”.

L’indagato intratteneva autorevolmente anche contatti con l’estero. In una delle tante conversazioni, si rendeva disponibile a fornire aiuto per raggiungere lo Stato Islamico e unirsi alle file dei combattenti del Califfato, scrivendo testualmente: “Ma volevo dire che ti posso aiutare nella tua impresa”.

Famiglia e amici non sapevano nulla

La famiglia, composta da papà, mamma e altri fratelli minori, non segue i precetti radicali della religione islamica. È una normale famiglia musulmana, ben integrata nella comunità, come si apprende da fonti investigative. Nessuno in casa si era accorto delle ricerche e delle attività che il giovane compiva in internet o sul canale Telegram, sfruttando le sue ottime conoscenze informatiche. Lo stesso è accaduto nell’ambiente scolastico.Il ragazzo non ha mai fatto cenno con alcuno del suo sostegno all’Isis e alla Jihad né a familiari, né ad amici. Intorno al giovane, che continua  a frequentare normalmente la scuola,  si è creata una rete di protezione per garantire il totale rispetto della sua riservatezza.


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