Ucciso giornalista russo in Ucraina: era un oppositore di Putin

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Ucciso giornalista russo in Ucraina. Arkady Babchenko, cronista di 41 anni, è stato ucciso ieri nel pianerottolo di casa sua a colpi di arma da fuoco. Aveva lasciato la Russia e si era trasferito a Kiev dopo innumerevoli minacce di morte. Era un noto oppositore di Putin e si era schierato contro l’intervento russo in Siria. L’ipotesi più accreditata è che l’omicidio sia legato alla sua professione.

Ucciso giornalista russo: era un oppositore di Putin

Ucciso giornalista russo. Arkady Babchenko, giornalista e scrittore russo di 41 anni, è stato ucciso ieri a colpi di arma da fuoco nel pianerottolo di casa sua. Negli anni novanta aveva servito l’esercito russo e aveva combattuto in Cecenia durante la prima rivolta separatista. Aveva lasciato la carriera da militare e si era convertito al giornalismo nel 2000. Era diventato corrispondente di guerra e collaborava con la “Novaja Gazeta“, uno dei pochi giornali indipendenti della Russia. Aveva anche pubblicato libri dove raccontava le sue esperienze, uno persino tradotto e venduto qui in Italia, dal titolo “La guerra di un soldato in Cecenia”.

Quello che gli è valso la vita è stato, però, probabilmente l’essersi schierato contro il Cremlino. Noto oppositore di Vladimir Putin, Babchenko aveva aspramente criticato l’annessione della Crimea e la guerra russa in Ucraina. Nel 2016, poi, si era schierato contro l’attacco della Russia in Siria. Già non particolarmente simpatico ai russi, quello che ha fatto traboccare il vaso è stato un commento su facebook. Il giornalista russo aveva, infatti, condiviso la notizia di un disastro aereo dove avevano perso la vita diversi russi diretti in Siria e si era detto non affatto dispiaciuto per l’accaduto. Per la rabbia, tanti russi proposero di privarlo della cittadinanza russa.

Babchenko scappa dalla Russia dopo le minacce di morte: “qui non mi sento più sicuro”

Ucciso giornalista russo. Dopo essersi mostrato indifferente all’incidente aereo in cui erano morti diversi suoi concittadini, Babchenko era diventato una vera e propria vittima del popolo russo. Sui social media era iniziata una campagna d’odio contro di lui, che lo aveva spinto a lasciare il paese. “Qui non mi sento più sicuro”, aveva scritto Babchenko sul Guardian, elencando tutte le minacce di morte che gli erano state fatte. Aveva infatti lasciato la Russia per trasferirsi prima a Praga e poi a Kiev. Fuggire via dalla Russia però non gli è servito per mettere in salvo la sua vita.

“Tre colpi d’arma da fuoco sulle scale”: la polizia non ha dubbi

Ucciso giornalista russo. Qualcuno doveva sapere dove Babchenko si era trasferito e cogliendolo di sorpresa mentre tornava a casa, gli ha sparato tre colpi d’arma da fuoco alla schiena. A ritrovare il corpo immerso in una pozza di sangue è stata la moglie, che era in bagno quando ha sentito gli spari. Immediati sono stati i soccorsi, ma per il giornalista non c’è stato nulla da fare. L’uomo è morto in ambulanza. Adesso la polizia indaga su potenziali assassini, ma sembrano non esserci dubbi sulla pista da seguire.

“Stiamo vagliando tutte le versioni, ma l’ipotesi principale è che il delitto sia legato alla sua professione”. Questo quello che ha riferito un portavoce della polizia. L’ipotesi è ancora più accreditata dal fatto che Arkady Babchenko era stato inserito al decimo posto dei 100 russofobi più pericolosi.  Il Comitato investigativo russo ha aperto un’inchiesta per far si che questi crimini crudeli non rimangano irrisolti e cadano nel vuoto.


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