Sciopero benzinai 26 giugno, caos sulla fatturazione elettronica

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Sciopero benzinai 26 giugno. La categoria si oppone all’introduzione della fatturazione elettronica. Le organizzazioni di categoria dei gestori degli impianti di rifornimento carburanti -Faib Confesercenti, Fegica Cisl e Figisc/Anisa Confcommercio- hanno proclamato lo sciopero nazionale sia sulla rete ordinaria che su quella autostradale.

La fatturazione elettronica, in assenza di provvedimenti normativi, scatterà dal prossimo 1° luglio e
a meno di tre settimane dalle scadenze poste dalla legge la categoria lamenta ritardi e le incoerenze sia sulla certezza delle modalità operative che sui supporti tecnologici: il rischio è di blocco e paralisi.

Sciopero benzinai 26 giugno: cosa prevede la fatturazione elettronica

La fatturazione elettronica prevede «l’emissione, trasmissione e conservazione delle fatture» in formato digitale, nell’ottica di «abbandonare per sempre il supporto cartaceo e tutti i relativi costi di stampa spedizione e conservazione» e di contrastare l’evasione fiscale.
L’obbligo di emettere fatture elettroniche nei confronti delle pubbliche amministrazioni c’è già dal 2014; la legge di bilancio di quest’anno l’ha esteso alle operazioni tra privati, imprese e consumatori finali, a partire dal primo gennaio 2019 (sarà esonerato chi ha una partita IVA con regimi forfettari).

L’obbligo è però anticipato al primo luglio per la vendita di benzina o gasolio ai lavoratori autonomi “nell’esercizio di arti e professioni”. Chi ha una partita IVA non dovrà più usare la “scheda carburante”, che non prevedeva l’emissione di ricevute, ma la fattura elettronica per scaricare dalle tasse le spese dei carburanti.

Inoltre il pagamento al benzinaio dovrà essere tracciato: non potrà più avvenire in contanti ma solo con carte di credito, debito e prepagate. I benzinai sono quindi tenuti ad avere un terminale POS e ad attrezzarsi per l’emissione di fatture elettroniche. Sempre dal primo luglio i gestori dei distributori avranno diritto a un credito d’imposta pari al 50 per cento delle commissioni addebitate per i pagamenti elettronici.

 


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