Roma, scovata talpa in Procura: smascherata una cancelliera

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Simona Amadio, 50 anni, per la Procura di Roma era una persona di fiducia: è invece lei la “talpa” che da diverso tempo era in contatto con il clan camorrista dei Moccia. A quanto risulta dalle rivelazioni del nucleo investigativo dei Carabinieri, la donna, dipendente del Ministero della Giustizia con funzioni di cancelliere, avrebbe comunicato per diverso tempo informazioni riservate a Carlo D’Aguano, imprenditore napoletano di 38 anni con precedenti per spaccio di droga, tentato furto, falsificazione di monete e truffa, per scoprire notizie relative alle indagini a suo carico.

La talpa di D’Aguano

La ormai ex cancelliera, arrestata nella giornata di ieri insieme a D’Aguano e ad altri sei poliziotti che la spalleggiavano, veniva chiamata “boss” dai suoi associati, uomini a sua completa disposizione e per questo arrestati con l’accusa di corruzione. A quanto pare i contatti della Amadio con la criminalità organizzata discendono da una sua zia, ex convivente di Luigi Schiavino, detto “Giggino Barbetta”; inoltre, un collaboratore di giustizia l’avrebbe indicata come collettore di estorsioni di Francesco Ullero, un noto criminale affiliato alla Camorra.

D’Aguano dietro le sbarre

L’operazione dei Carabinieri che ha portato all’arresto di Carlo D’Aguano e la sua cricca ha svelato gli agganci di quest’ultimo con i piani alti del Palazzo di Giustizia di Roma. Come riporta corriere.it, pare che il punto forte della catena corruttiva fosse proprio la Amadio, la talpa che grazie alle sue credenziali d’accesso entrava nelle banche dati dei magistrati per poter scoprire informazioni segrete sulle indagini a carico di D’Aguano per poi comunicarle al criminale napoletano.

“Io se voglio arrivo dappertutto”

Dalle intercettazioni raccolte dai Carabinieri, è venuto fuori tutto: Simona Amadio, che è stata candidata al Comune di Roma nel 2016 nella lista leghista “Noi con Salvini”, svolgeva da diverso tempo queste mansioni per conto di D’Aguano, e sembrava essere a conoscenza delle sue capacità di doppiogiochista. Ecco cosa diceva in una telefonata di quattro mesi fa al suo fidanzato: “Ma ‘sta gente che pensa, che io veramente da 23 anni sto a pettinare le bambole dentro la Procura, prima di Milano e poi quella di Roma? Cioè, io se voglio arrivo dappertutto”. Un finale a sorpresa per la cancelliera corrotta, che dopo mesi e mesi di collaborazione con la criminalità organizzata è riuscita ad arrivare dove probabilmente non sarebbe mai voluta andare: in galera.


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