Decreto Dignità: le proposte su lavoro, contratti e delocalizzazione

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Via libera al “Decreto dignità”, per permettere una serie di modifiche, tra cui lo stop ai licenziamenti ingiusti da parte delle imprese nei confronti dei propri dipendenti, la lotta alla delocalizzazione e la modifica delle condizioni relative ai contratti a termine. La proposta del neo governo Lega – Movimento 5 Stelle dichiara guerra alla precarietà e, a detta di Di Maio “licenzia il Jobs Act”, promettendo inoltre di abbassare il costo del lavoro entro il prossimo anno in modo da rendere l’occupazione più stabile.

Il Decreto Dignità nel settore del lavoro

Secondo quanto riporta lastampa.it, per fermare il fenomeno dei licenziamenti ingiusti e dare man forte alla lotta contro i contratti precari si prevede di aumentare del 50% gli indennizzi rispetto alle norme attualmente in vigore. Con il Jobs Act infatti la situazione era drasticamente cambiata: il governo Renzi aveva di fatto superato la maggior parte dei casi in cui era previsto il reintegro del dipendente licenziato, punto previsto dall’articolo 18 a fronte di licenziamenti senza giusta causa.

Dal 2015 fino ad oggi, per i nuovi assunti con contratto a tempo indeterminato è rimasto il reintegro sono in casi specifici come licenziamenti nulli o discriminatori e in caso di provvedimenti disciplinari annullati dal giudice perché insussistenti.

La rottamazione del Jobs Act

In tutti gli altri casi di licenziamento ingiustificato o relativi a motivi economici al lavoratore è disposto un risarcimento calcolato in base all’anzianità di servizio, pari a due mensilità per ogni anno di servizio, con un minimo di quattro ed un massimo di ventiquattro mesi. Con il Decreto Dignità questo criterio passa da un minimo di sei ad un massimo di trentasei mesi.

Contratti a termine e delocalizzazione

Col Decreto Dignità cambia anche il regolamento sui contratti a termine: il limite massimo passa da trentasei a ventiquattro mesi, con un calo delle proroghe che passano da quattro a cinque, e aggiunge ad ogni rinnovo un costo che aumenta dello 0,5% per il datore di lavoro, da versare come contributi. Importante anche ciò che il Decreto Dignità promette di modificare in materia di delocalizzazione: la proposta del nuovo decreto sancisce che “l’impresa beneficiaria dell’aiuto pubblico decade dal beneficio concesso ed è sottoposta a sanzioni pecuniarie di importo da 2 a 4 volte quello del beneficio fruito”. L’arco temporale di mantenimento obbligatorio delle attività economiche che hanno beneficiato del sostegno pubblico però “è pari a 5 anni”.


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