Napoli, incendio in zona Caivano: brucia azienda recupero plastica

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Siamo a Napoli, nella Terra dei Fuochi, dove per l’ennesima volta si consuma l’ennesima tragedia ambientale: un incendio enorme è divampato ieri nella zona industriale di Caivano dove ha luogo la ditta “Di Gennaro” che si occupa di recupero dei rifiuti. Nel piazzale dove sorge la ditta erano state stoccate diverse balle di carta e plastica, che hanno preso fuoco, non si sa ancora bene come.

L’incendio nella zona Caivano a Napoli

Sul posto si sono immediatamente precipitati gli operatori dei Vigili del Fuoco, in cooperazione con il Nucleo Operativo Ecologico dei Carabinieri di Napoli. Secondo quanto riportato da repubblica.it, una colonna di fumo nero alta diverse decine di metri ha sovrastasto l’area, ed era visibile da chilometri di distanza. Alcune settimane fa nella vicina San Vitaliano, in provincia di Napoli, è divampato un incendio molto simile a quello che si verificato nella giornata di ieri. In quel caso, a prendere fuoco fu una piattaforma ecologica di proprietà dell’azienda Ambiente. Non si esclude la pista dell’incendio doloso, i Carabinieri hanno atteso l’estinzione dell’incendio per avviare le procedure per l’indagine.

Una nuova tragedia ambientale

Ha commentato questa terribile vicenda ecologica il capogruppo regionale di Campania Libera, Francesco Emilio Borrelli, che ha sottolineato l’assoluta gravità dell’evento: “Un rogo gravissimo di materiale di imballaggio carta e plastica è in corso nella zona industriale di Pascarola a Caivano. Ho allertato l’assessore regionale all’ambiente Fulvio Bonavitacola e l’Arpac, che si è già recata sul posto. Il rischio è di un nuovo disastro ambientale è altissima e anche la possibilità che si tratti di un incendio di natura dolosa. Per questo chiediamo subito alla Magistratura di intervenire per capire cosa può aver generato un simili rogo che ha generato una colonna di fumo altissimo e nero che rende l’aria irrespirabile a distanza di chilometri. Si tratta di una nuova tragedia ambientale che segue a poca distanza quella di San Vitaliano e che pone domande inquietanti sui sistemi di sicurezza di questi impianti che lavorano i rifiuti”.


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