Chi è David Fincher

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Biografia

Il regista David Fincher nasce il 28 agosto del 1962 a Denver in Colorado, il padre è uno scrittore e la madre un’infermiera psichiatrica. Comincia ad appassionarsi al cinema quando ha solo otto anni e per il suo compleanno riceve in regalo una telecamera Super 8. E’ anche la località in cui vive, Marin County, California, a favorire la sua inclinazione artistica. La casa dei genitori dista, infatti, poche centinaia di metri da quella di Geroge Lucas, e David assiste adolescente alle riprese di “American Graffiti” (1973).

Subito dopo il diploma lavora presso la Korty Film alla pellicola d’animazione “Once Upon a time”(1983). Ma la sua strada e quella di George Lucas sono destinate a incrociarsi nuovamente quando viene assunto alla Industrial Light & Magic, azienda di proprietà del famoso regista dove vengono realizzati effetti speciali per film come “La storia infinita” (1984) e “Indiana Jones e il tempio maledetto” (1984).

Lavora contemporaneamente alla creazione di numerose campagne pubblicitarie, e diventa famoso per una pubblicità commissionatagli dalla Lega americana contro il cancro in cui il protagonista è un feto che fuma. Ma le sue attività non finiscono qui, David comincia a dirigere videoclip musicali per celebri star tra cui Madonna, gli Aerosmith, Sting, Iggy Pop, George Michael e Michael Jackson. Anche i committenti delle sue pubblicità diventano sempre più importanti dalla Pepsi alla Levi’s, dalla Coca Cola alla Heineken fino alla Nike.

A soli 24 anni, nel 1986, fonda la sua casa di produzione cinematografica, Propaganda films, ma aspetta ancora sei anni prima di debuttare dietro la macchina da presa.

Il suo primo film come regista risale al 1992, e si tratta di “Alien 3” con Sigourney Weaver. Il film si rivela una pessima esperienza da tutti i punti di vista, soprattutto da quello artistico, in quanto molte delle scene vengono tagliate per accontentare i fan, abituati ad uno stile meno cupo. Lo stesso Fincher rivela la propria frustrazione derivante da questa esperienza e la difficoltà a gestire il budget decisamente troppo ingente.

Nel 1990 sposa Donya Fiorentino dalla quale ha un figlio. Il matrimonio però dura solo cinque anni e i due divorziano nel 1995. Nel periodo successivo ritorna ai videoclip e vince un Grammy Award per “Love is strong” dei Rolling Stones.

Il primo vero successo sul grande schermo arriva con il thriller “Seven” in cui dirige attori del calibro di Brad Pitt, Morgan Freeman, Kevin Spacey e Gwyneth Paltrow. Il film incassa al botteghino ben 100 milioni di dollari, un successo che non viene bissato dalla pellicola seguente, “The Game – Nessuna regola”, che pure vede come protagonista Michael Douglas.

Il giudizio del pubblico continua a essere imprevedibile anche in occasione dell’uscita del film “Fight Club” (1999) con Edward Norton e Brad Pitt. La pellicola, basata sull’omonimo romanzo di Chuck Palahniuk, tuttavia diventa all’improvviso un cult grazie alla distribuzione in home video. David rimane sorpreso dalle critiche ricevute dalla sua opera che alcuni osannano e altri stroncano definendola un inno alla violenza e un rigurgito porno e fascista. In un’intervista è costretto a chiarire che il suo intento era semplicemente quello di realizzare una dark comedy, venata di spunti satirici.

Nonostante l’accoglienza altalenante tributata ai suoi film, continua con il filone del thriller e nel 2002 dirige Jodie Foster in “Panic Room”. La realizzazione del film, ambientato in una casa assalita da una coppia di ladri, si rivela molto difficile perché per ben 100 giorni la troupe lavora in un’unica location.

Di nuovo una storia di violenza e di omicidi ispirata a un fatto di cronaca è al centro del film del 2007 “Zodiac”, al quale fa seguito l’exploit de “Il curioso caso di Benjamin Button” (2008). Il film è tratto da un racconto dello scrittore americano Francis Scott Fitzgerald, e vede come protagonisti Brad Pitt e Cate Blanchett. Nonostante David lo definisca un racconto sul tema della morte, il pubblico lo accoglie come una grande storia d’amore. E il successo è tale che il film riceve tredici nomination agli Oscar, aggiudicandosi la statuetta per i migliori effetti speciali, la miglior scenografia e il miglior trucco.

Ma le soddisfazioni non finiscono qui, e diventano ancora maggiori con “The Social Network” (2010), un adattamento del libro di Ben Mezrich su Mark Zuckerberg, fondatore di Facebook. Il film vince 4 Golden Globe e tre Oscar per la miglior colonna sonora, la miglior sceneggiatura non originale e il miglior montaggio. Nel 2011 gira il secondo adattamento tratto dal romanzo “Uomini che odiano le donne” di Stieg Larsson. Il film con protagonista Daniel Craig vince un premio Oscar nel 2012 per il miglior montaggio.