Chi è Ed Harris

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Biografia

Ed Harris – il cui nome completo è Edward Allen Harris – nasce il 28 novembre 1950 nel New Jersey, a Englewood, figlio di un cantante del coro di Fred Guering originario dell’Oklahoma. Cresciuto in una famiglia presbiteriana della media borghesia, si diploma nel 1969 alla Tenafly High School, dove gioca nella squadra di football; due anni più tardi si sposta, con il resto della famiglia, nel New Mexico, dove coltiva la propria passione per la recitazione. Iscrittosi all’Università dell’Oklahoma per studiare recitazione, si esibisce in numerosi teatri locali prima di spostarsi a Los Angeles, dove frequenta il “California Institute of the Arts” per due anni.

Il suo esordio nel cinema risale al 1978, quando viene diretto da Michael Crichton in “Coma profondo”; due anni più tardi prende parte, invece, a “Borderline”, action di Jerrold Freedman in cui recita anche Charles Bronson. La sua consacrazione definitiva come attore, in ogni caso, va in scena solo nel 1981, quando George Romero lo chiama per interpretare da protagonista “Knightriders – I cavalieri”: in pratica, una rivisitazione in chiave moderna della storia di Re Artù, una leggenda di Camelot su due ruote, con motociclisti al posto dei cavalieri.

Già in questi primi anni, Ed Harris rende evidenti le proprie peculiarità di interprete: ombratile, malinconico, quasi freddo, un volto piacevole ma non bello secondo i canoni hollywoodiani. Espressione impenetrabile, insomma, ma non stereotipata, che permette a Harris di passare con la massima disinvoltura da un ruolo all’altro senza perdere di credibilità. Richiamato da Romero anche per “Creepshow”, in cui interpreta uno degli ospiti uccisi dagli zombie, vede la propria reputazione cinematografica esplodere di colpo: prende parte a “Uomini veri”, in cui veste i panni di John Glenn, un astronauta valoroso, eroe positivo, diretto da Philip Kaufman, e a “Sotto Tiro”, di Roger Spottiswoode, in cui invece presta il volto a un mercenario senza scrupoli.

Nel 1984 conosce, sul set de “Le stagioni del cuore”, l’attrice Amy Madigan, che sposerà e che gli darà una figlia (nel 1993). Dopo aver interpretato un texano bigotto nel 1985 in “Alamo Bay” (dietro la macchina da presa c’è Louis Malle), recita tra l’altro in “L’ultima difesa”, di Roger Spottiswoode, e in “Un prete da uccidere” di Agnieszka Holland. Nel 1989, invece, è protagonista del film di David Hugh Jones “Jacknife”, accanto a Robert De Niro, ricoprendo il ruolo di un reduce dal Vietnam; poco dopo, ha l’opportunità di lavorare con James Cameron in “Abyss”, e con Phil Joanou in “Stato di grazia”, dove gli tocca il ruolo di un boss della criminalità organizzata.

Gli anni Novanta lo consacrano come attore estremamente versatile: nel 1992 partecipa ad “Americani” (titolo originale: “Glengarry” Glen Ross), di James Foley, al fianco di star del calibro di Al Pacino, Alan Arkin, Kevin Spacey e Jack Lemmon. Per Sydney Pollack recita nel 1993 ne “Il socio”, mentre nel 1994 (anno di “Lezioni di anatomia”, di Richard Benjamin) si dedica al piccolo schermo interpretando la serie tv di Mick Garris “L’ombra dello scorpione”.

Ed Harris prende parte, in questi anni, ad alcuni tra i più importanti film sfornati dall’industria cinematografica americana: nel 1995 “Apollo 13”, di Ron Howard (per il quale conquista, tra l’altro, uno Screen Actors Guilds Award e una nomination ai Golden Globe come migliore attore non protagonista); nel 1996 “The Rock”, di Michael Bay; nel 1997 “Potere assoluto”, di Clint Eastwood. L’anno successivo interpreta il regista Christof in “The Truman Show” (ruolo che gli consente di ottenere una candidatura agli Oscar come migliore attore non protagonista – gli era già successo grazie ad “Apollo 13” – ma anche una nomination ai British Academy Film Awards e un Golden Globe come miglior attore in un film drammatico), mentre nel 2001 torna a essere diretto da Ron Howard in “A beautiful mind”, pluri-premiata pellicola vincitrice di quattro premi Oscar. Al fianco di Russell Crowe, Ed presta il volto a William Parcher, l’eminenza grigia che assolda il protagonista per una missione segreta.

Nel 2002, poi, Harris si sposta dietro la macchina da presa, dirigendo per la prima volta un film: si tratta di “Pollock”, dedicato alla vita del pittore statunitense Jackson Pollock, che nel cast annovera anche Jennifer Connelly e Marcia Gay Harden. Il ruolo gli vale una nomination agli Oscar come migliore attore; l’anno successivo Ed Harris ottiene un’altra candidatura al premio, questa volta come migliore attore non protagonista, per “The Hours” (pellicola che gli assicura anche il premio IOMA). Dopo “Masked and anonymous”, di Larry Charles, e “Mi chiamano Radio”, di Mike Tollinn, collabora con David Cronenberg per “A history of violence”, mentre nel 2007 è diretto da Ben Affleck in “Gone baby gone”. Nello stesso anno, gli spetta un ruolo particolarmente intenso ne “Il mistero della pagine perdute”.

Il 2010 vede l’attore protagonista in “The way back”, di Peter Weir, e in “Oltre la legge”, di Ash Adams. Nel 2013, conquista il Golden Globe grazie a “Game Change, come miglior attore non protagonista di una serie. In Italia, Ed Harris è doppiato soprattutto da Luca Biagini (che gli presta la voce, tra l’altro, ne “Il mistero delle pagine perdute”, in “Gone baby gone” e in “The hours”) e da Rodolfo Bianchi (sua voce in “Game change”, “La macchina umana” e “Cleaner”), ma anche da Adalberto Maria Merli (“A history of violence” e “The Truman Show”) e Massimo Wertmuller (in “Potere assoluto”).