Chi è Glenn Close

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Biografia

Glenn Close nasce il 19 marzo del 1947 a Greenwich, nel Connecticut, figlia di una famiglia aristocratica. Trasferitasi in Africa, nel Congo Belga, per motivi di lavoro del padre (che è un chirurgo), fa la spola tra il Continente Nero e l’Europa, dove frequenta un collegio in Svizzera. Fino a ventidue anni fa parte del Moral Re-Armament (Riarmo Morale) una setta di estrema destra che, a suo dire, le offre la possibilità di sviluppare la capacità di recitare.

Nel 1974 Glenn Close si laurea in Virginia prima di trasferirsi a New York, dove, al Broadway Theatre, partecipa a numerose rappresentazioni teatrali. Negli anni Ottanta, grazie alle produzioni di Broadway, riceve una nomination ai Tony Awards per “Barnum”, mentre off-Broadway recita in “La singolare vita di Albert Nobbs”, che le vale un Obie Award. Il riconoscimento arriva nel 1982, anno in cui l’interprete statunitense esordisce al cinema in “Il mondo secondo Garp” (tratto dal romanzo di John Irving), nei panni di una infermiera femminista: il suo debutto è fulminante, al punto che il ruolo le vale una candidatura agli Oscar.

Nel 1984 vince un Tony Award per l’opera teatrale “La cosa reale” e conquista una nuova candidatura agli Oscar, questa volta per il film “Il grande freddo”. L’anno successivo, viene nuovamente nominata agli Oscar, per “Il migliore”. Viene quindi diretta da Richard Marquand in “Doppio taglio” e da Paul Aaron in “Maxie”; il grande successo internazionale arriva alla fine degli anni Ottanta, con “Attrazione fatale”, di Adrian Lyne, e soprattutto con “Le relazioni pericolose”, di Stephen Frears. Il suo personaggio, Alex Forrest, viene considerato uno dei più cattivi nel cinema degli ultimi trent’anni: nel corso degli anni entra nella cultura popolare, al punto da dare vita al modo di dire “bunny boiler” per riferirsi a un soggetto violento e vendicativo nei confronti di un ex (l’espressione deriva dalla scena in cui la Forrest cuoce il coniglietto della figlia del suo ex, interpretato da Michael Douglas, in acqua bollente).

Nel 1990 recita al fianco di Jeremy Irons nel film “Il mistero Von Bulow”, mentre in “Meeting Venus” (pellicola che sul sito “Rotten Tomatoes” ottiene dalla critica il 100% di consensi) veste i panni di Karin Anderson. Nel 1993 prende parte a “La casa degli spiriti”, film di Billie August (in cui interpreta Férula Trueba) tratto dal romanzo omonimo di Isabel Allende che ottiene un ottimo riscontro di pubblico, anche grazie al cast stellare: accanto a Glenn c’è nuovamente Jeremy Irons, insieme con Antonio Banderas, Vanessa Redgrave, Winona Ryder e Meryl Streep. Dopo aver vinto un Emmy grazie al film tv “Serving in silence: the Margarethe Cammermeyer story” (in Italia conosciuto con il titolo di “Costretta al silenzio”), torna al cinema nel 1996 con “Mars Attacks!”, film di Tim Burton in cui presta il volto a Marsha Dale, First Lady del Presidente (interpretato da Jack Nicholson) e madre di una giovanissima Natalie Portman.

Nello stesso periodo, è protagonista de “La carica dei 101 – Questa volta la magia è vera”, nei panni di Crudelia De Mon: mentre la pellicola incassa al botteghino più di 320 milioni di dollari, il ruolo della terribile signora che mette in pericolo la vita dei dalmata permette a Glenn Close di ottenere una nomination ai Golden Globe. Il successo guadagnato le permette di superare la delusione avuta da “Mary Reilly”, film che – nonostante la presenza di John Malkovich e Julia Roberts – viene poco apprezzato dalla critica e snobbato dal pubblico. Nel 1997 l’attrice di Greenwich recita per Christopher Reeve in “La luce del crepuscolo”.

Sul finire degli anni Novanta, è al fianco di Harrison Ford in “Air Force One”; poi, dopo una breve apparizione in “In & Out”, viene diretta da Robert Altman in “La fortuna di Cookie” (con lei ci sono Chris O’Donnell e Julianne Moore), e doppia il film Disney “Tarzan” prestando la voce al personaggio di Kala. Dopo aver preso parte al film tv di Glenn Jordan “La fine dell’inverno”, nel 2000 partecipa a “Le cose che so di lei”, pellicola tutta al femminile diretta da Rodrigo Garcia; in seguito, è sul palco del Royal National Theatre con il celeberrimo “Un tram che si chiama Desiderio”, di Tennessee Williams. Compare come guest star in un episodio della sitcom “Will & Grace”, al fianco di Debra Messing, e partecipa al film tv “La finestra di Vermeer – Brush with fate”; doppia inoltre la Fata Turchina (interpretata da Nicoletta Braschi) nella versione statunitense del “Pinocchio” diretto da Roberto Benigni.

Diretta da Kenneth Branagh nella pièce teatrale “The play what I wrote”, di Eddie Braben, Sean Foley e Hamish McColl, in scena al Lyceum Theatre, nel 2004 è accanto a Bette Midler, Christopher Walken, Matthew Broderick e Nicole Kidman in “La donna perfetta”, film che – pur non amato dai critici – supera i cento milioni di dollari di incassi; appare anche in una puntata della serie tv “West Wing – Tutti gli uomini del Presidente”.

Tornata a lavorare con Rodrigo Garcia in “9 vite da donna”, vince un Golden Globe grazie al film tv “The lion in winter”: sempre sul piccolo schermo, interpreta Monica Rawling, capitano di polizia, nel telefilm “The Shield”. Dopo essere tornata a teatro con “Busker Alley”, musical ispirato al film “I marciapiedi della metropoli”, nel 2007 torna a recitare con Vanessa Redgrave e Meryl Streep in “Un amore senza tempo” (nel cast anche Claire Danes e Natasha Richardson), mentre in televisione è protagonista della serie tv “Damages”, che rimarrà in onda fino al 2012: il ruolo dell’avvocato Patty Hewes le farà vincere ben due Emmy, un Golden Globe e un Satellite Award.

Dopo aver sostenuto Barack Obama nella campagna per le elezioni presidenziali del 2008, nel 2011 Glenn Close ritrova dietro la macchina da presa Rodrigo Garcia: per questo film l’attrice, interpretando una donna che si finge uomo, ottiene una nomination agli Screen Actors Guild Awards, una ai Golden Globe e una agli Oscar. La pellicola la vede impegnata non solo come attrice, ma anche come produttrice e come autrice del testo di “Lay your head down”, la canzone principale della colonna sonora, musicata da Brian Byrne e cantata da Sinead O’ Connor. Anche il brano viene premiato, ottenendo diversi riconoscimenti.