Chi è Robert Zemeckis

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Biografia

Robert Lee Zemeckis nasce il 14 maggio del 1952 a Chicago, nell’Illinois, da padre di origine lituana e madre di origine italiana (di Arquata del Tronto, nelle Marche).

Cresciuto nel quartiere meridionale della città, frequenta una scuola cattolica, e da bambino si appassiona molto alla televisione.

Nel frattempo, rimane affascinato dalla telecamera 8 mm dei suoi genitori, con la quale comincia a filmare quel che gli capita a tiro: dai compleanni in famiglia alle vacanze.

Quindi, insieme con i suoi amici, inizia a girare film con una vera e propria storia, basati su effetti speciali e stop-motion.

Dopo avere visto il film “Bonnie and Clyde” in compagnia di suo padre, decide che il suo futuro sarà quello di frequentare una scuola di cinema, nonostante la disapprovazione dei suoi genitori, preoccupati che il suo sogno sia destinato a infrangersi contro la realtà.

Da adolescente, durante gli anni del liceo, comincia a girare i suoi primi cortometraggi (al 1971 risale, per esempio, “The Lift”): uno di questi, intitolato “Field of Honor”, si aggiudica il titolo di miglior film studentesco e il premio Student Academy Award.

Concluso il liceo, Robert Zemeckis si iscrive alla University of Southern California for Film Studies, laureandosi quindi in uno degli istituti di cinematografia più celebri e autorevoli degli Stati Uniti.

Una volta terminati gli studi, conosce Steven Spielberg grazie allo scrittore Bob Gale, collaboratore del regista, conosciuto nel corso di una visita alla Universal Pictures: a soli ventisei anni, nel 1978, Robert Zemeckis si vede affidata la regia di “1964: Allarme a New York arrivano i Beatles”.

L’anno successivo egli è sceneggiatore, insieme con Gale, di “1941: Allarme a Hollywood”, film che vede nel cast John Belushi e Dan Aykroyd e che è diretto da Spielberg; quindi, dirige “La fantastica sfida”, con protagonista Kurt Russell.

Il primo successo per Zemeckis (che nel luglio del 1980 si sposa con l’attrice Mary Ellen Trainor), però, arriva intorno alla metà degli anni Ottanta: nel 1984 firma la regia di “All’inseguimento della pietra verde”, per il quale dirige Danny DeVito, Kathleen Turner e Michael Douglas.

Ma è solo l’anno successivo che arriva la fama vera, quella che lo proietta a buon titolo nella storia del cinema; il film è “Ritorno al futuro”, che vede protagonisti Michael J. Fox e Christopher Lloyd; la pellicola gli permette di ottenere una candidatura ai premi Oscar per la migliore sceneggiatura originale.

Nel 1988, Zemeckis è dietro la macchina da presa di un altro lungometraggio destinato a entrare nella storia del grande schermo: si tratta di “Chi ha incastrato Roger Rabbit”, che rivoluziona il mondo del cinema di animazione attraverso un incrocio mai visto tra i cartoni animati e gli attori in carne ossa (tra cui Bob Hoskins).

Dopo avere vinto tre Oscar con “Chi ha incastrato Roger Rabbit”, nel 1989 Robert Zemeckis propone “Ritorno al futuro Parte II”, cui fa seguito “Ritorno al futuro Parte III”, uscito l’anno successivo.

Al 1992 risale, invece, “La morte ti fa bella”, premio Oscar e forte di un ricco cast in cui spiccano Goldie Hawn, Meryl Streep, Isabella Rossellini e Bruce Willis.

Due anni più tardi, il regista di Chicago dirige un altro capolavoro: “Forrest Gump”, film che si aggiudica sia l’Oscar per la migliore regia sia l’Oscar per il migliore attore protagonista, assegnato a Tom Hanks.

Dopo avere diretto Jodie Foster nel fantascientifico “Contact” e avere realizzato il documentario per la televisione “The 20th Century: The Pursuit of Happiness”, nel 2000 Zemeckis (dopo avere divorziato dalla moglie Mary Ellen, che l’aveva reso padre di Alexander Francis) torna a lavorare con Hanks in “Cast Away”, per poi dirigere Michelle Pfeiffer e Harrison Ford in “Le verità nascoste”.

Nel 2001 si sposa con un’altra attrice, Leslie Harter, più giovane di lui di ben diciotto anni (la sua nuova moglie gli darà due figli, Zane e Rhys). Sul fronte professionale, invece, rimane fermo per quattro anni: torna dietro la macchina da presa nel 2004 con lo sperimentale “Polar Express”, film girato con la Performance Capture, tecnica di rielaborazione digitale che permette di catturare con un computer le espressioni e le movenze degli attori, sui cui corpi sono collocati dei sensori elettronici.

In virtù di questa tecnica speciale, Tom Hanks in “Polar Express” ha l’opportunità di interpretare tre ruoli differenti, mutando le proprie sembianze tramite la digitalizzazione.

Nel 2007 Zemeckis ripropone la Performance Capture anche per “La leggenda di Beowulf”, film che rivisita il più antico poema della lingua inglese in una chiave cupa: in questo secondo tentativo del regista con la tecnica sperimentale, le immagini si rivelano ancora più realistiche, anche perché i sensori vengono applicati addirittura sugli occhi.

Attraverso tale tecnica, ne “La leggenda di Beowulf” i personaggi vengono fatti invecchiare digitalmente, senza che gli attori debbano sottoporsi ogni giorno a lunghe sessioni per il trucco.

Alla fine del decennio, il regista statunitense realizza per la Disney “A Christmas Carol”, una rivisitazione per il grande schermo del celebre “Canto di Natale” scritto da Charles Dickens: Ebenezer Scrooge ha il volto di Jim Carrey, e anche in questo caso viene adottata la Performance Capture; è proprio grazie ad essa che Carrey può vestire anche i panni dei tre fantasmi del Natale.

In seguito, il cineasta americano si dedica alle riprese di “Flight”, film drammatico con John Goodman e Denzel Washington, che esce negli Usa a novembre del 2012 (e in Italia a novembre del 2013).

Nel 2015, Zemeckis produce, sceneggia e dirige il film “The Walk”, film biografico sulla vita di Philippe Petit, artista francese, funambolo, giocoliere e mimo.